maggio 19 2016

A Popper si perdona tutto

Conobbi per la prima volta il pensiero di Popper nel 1986 quando, senza sapere chi fosse, lessi che a Vienna teneva dei seminari, non all’università, bensì in una villetta collinare che gli era stata messa a disposizione vicino alla Hermesvilla, dove l’imperatrice Sissi andava a dare sfogo ai suoi capricci, alle inquietudini e alle follie. Per essere ammessi ai suoi seminari, che si tenevano puntualmente dalle 9.30 alle 12 del sabato mattina, ci voleva l’invito. Beh, un soggetto così doveva essere degno di nota, cominciai così a scavare intorno alla sua vita e al suo pensiero. Scoprii presto che Popper non era un filosofo come gli altri, perché partiva da una solida base scientifica e matematica e questo ai miei occhi gli dava una marcia in più: si può essere d’accordo o no con le sue idee ma non se ne può disconoscere il rigore logico. La gente in genere lo conosce perché ha espresso giudizi sprezzanti sulla televisione. Non ne possedeva una e sosteneva che, se una cosa era veramente importante, ne sarebbe venuto ugualmente a conoscenza!
Divertente!
In breve tempo ho letto quasi tutte le sue opere, ma da lui ho imparato soprattutto tre cose:

  • In primo luogo, mi ha fatto capire perché il marxismo mi è stato sempre radicalmente poco simpatico!
  • In secondo luogo mi ha fatto comprendere che il principio costitutivo della democrazia non corrisponde affatto alla supremazia del popolo. Di questo gli sono profondamente debitrice.
  • In terzo luogo, da Popper ho imparato il principio delle riforme graduali dell’economia, della società e dello Stato. Cambiamenti grandi e repentini mettono a rischio la libertà dei cittadini giacché, in caso di insuccesso, possono essere corretti solo con sacrifici molto maggiori di quanto non sia possibile facendo solo un piccolo passo.

Ma più di ogni altra cosa ho ammirato in lui il gusto della dissacrazione: “La fama di Nietzsche è solo un caso” disse. Popper non teneva in molta considerazione Nietzsche. Pensava che, filosoficamente parlando, non dicesse niente. Lo riteneva un povero diavolo che scriveva scadenti poesie e che era diventato famoso per un semplice caso.
Lo perdono per questa bestemmia.
Si stupiva che Hegel fosse diventato ancora più famoso di Nietzsche, considerandolo un ciarlatano, anzi la più grande truffa intellettuale che sia mai esistita.
Su questo sono pienamente d’accordo.
Fu tra i critici più radicali della legittimità scientifica della psicoanalisi e considerava la teoria psicoanalitica al pari dell’astrologia giacché non reggeva al vaglio del criterio della falsificabilità, che per lui rappresentava la cartina di tornasole della scientificità di una teoria, il marchio della sua legittimità.
Condivido pienamente anche questo.
Sorrido quando penso alla faccia delle femministe quando leggono che Popper sostiene che per l’emancipazione della donna ha contribuito molto di più la lavatrice che la pressione ideologica.
Condivido.
Ma il maggior pregio dell’eredità  di Popper risiede nel fatto che non ha mai venduto l’anima a nessuno.
Un grande!
Un posto d’onore anche per lui sugli scaffali della mia libreria.

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Posted 19 maggio 2016 by paolasirigu in category "Pillole di filosofia

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