dicembre 7 2013

Bill Gates e le regole del successo

“Il mondo se ne frega della vostra autostima”. Esordisce così Bill Gates quando elenca le dieci regole per avere successo. Sono regole di un realismo assoluto e non è un caso se l’autostima viene citata al primo posto. Sono cose che, se si vuole sopravvivere in un mondo complesso, si devono imparare il più velocemente possibile. Potrebbero non piacere perché la vita è spesso dura, ma il mondo se ne frega che a voi queste cose piacciano o no, perché la realtà è così e non prenderne atto potrebbe essere davvero molto pericoloso. Credo che su questo tutti concordino, tuttavia che fa la nostra scuola? Stabilisce un imperativo: insegnare ai ragazzi l’autostima a tutti i costi. Quanto la scuola viva in una realtà che ricorda un ectoplasma informe e sbiadito che sta fuori dal mondo mi pare evidente. Quando un ragazzo è abituato al disimpegno, è svogliato, non studia, non rispetta le regole e primeggia in maleducazione, secondo quale processo mentale la scuola dovrebbe inculcargli l’autostima? Ogni persona di buon senso sa che l’autostima, essendo la consapevolezza delle proprie capacità e del valore della propria persona, diventa un sentire positivo solo quando esiste l’impegno e il rispetto degli altri cui conseguono risultati concreti. L’autostima non è semplicemente una convinzione mentale, ma la conseguenza di un modo di essere. In un ambiente dove l’inettitudine è elevata al rango di valore, dove l’uguaglianza è appiattita sul livello dei più incapaci, come mentire a qualcuno per fargli credere che, anche se è un nullafacente, è una persona di valore di cui dovrebbe andare fiero? Insomma, non può esserci autostima senza il conseguimento di risultati positivi. In Italia la scuola riserva enorme attenzione agli incapaci, spende risorse enormi per fare qualcosa che, invece di trasformare gli incapaci in alunni che lavorano, mira a “coccolare” con atteggiamenti paternalistici le incapacità, rendendole croniche e patetiche. Come? Elargendo voti immeritati e promozioni ridicole e, soprattutto, lanciando questo messaggio: caro figliolo, tu non studi e non hai mai studiato, sei maleducato, ti comporti da bullo con i compagni e manchi di rispetto agli insegnanti, la tua presenza in classe è dannosa oltre ogni dire perché limiti la libertà di apprendimento di tutti, arrivi sistematicamente in ritardo, trascini il livello di preparazione della classe verso il basso, però non devi abbatterti, sei un figo pazzesco, intelligente, sai fare tutto e devi avere profonda stime di te stesso. Naturalmente questi ragazzi non credono minimamente a tali messaggi perché tutto sono tranne che stupidi, anzi, si sentono profondamente presi in giro perché sono i primi a essere consapevoli della loro inettitudine. Questo è il motivo per cui tutte le strategie messe in atto dalla scuola non sortiscono alcun risultato. Cosa dovrebbe fare la scuola invece di perdere tempo nel cercare di inculcare ai ragazzi incapaci qualcosa che non esiste? Far capire, utilizzando ogni strategia possibile, in modo chiaro e forte, che il motto di Bill Gates “Il mondo se ne frega della vostra autostima” è di un realismo assoluto e che l’autostima è una conquista fatta di sacrifici giornalieri a cui seguono piccoli ma costanti risultati. Dovrebbe soprattutto cominciare a insegnare che la scuola è un’anteprima della vita smettendola di proteggere gli incapaci fino al limite del ridicolo.



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Posted 7 Dicembre 2013 by paolasirigu in category "Scritti Corsari 2.0