febbraio 11 2016

Capitalismo parassitario

Questo periodo, che vede il crollo di colossi bancari, merita una seria riflessione. Il più grande danno che mai sia stato perpetrato contro la sfera economica mondiale è la globalizzazione. Il funzionamento delle piccole industrie è totalmente a carico degli imprenditori i quali si accollano sia i guadagni che le perdite della loro attività. A questo dobbiamo la ricchezza economica del Nord-Est in cui la singola impresa è modesta rispetto all’intera economia e non si attende che lo Stato impedisca il suo crollo fallimentare. Questo meccanismo consente al Nord-Est di autoregolamentarsi. Quando in tutto il mercato mondiale le cose funzionavano così, le conseguenze economiche dei mercati erano sopportabili in quanto tutto il sistema mondiale si autoregolamentava. La globalizzazione ha portato all’accorpamento di grandi aziende fino alla formazione di colossi bancari e industriali. Questi accorpamenti nascono su base speculativa e quando una delle aziende accorpate è in perdita. Tutto questo maschera lo scopo disastroso di queste operazioni: incamerare profitti e scaricare le perdite sui contribuenti con la consapevolezza che, nel caso di un tracollo, lo stato interverrà. E’ quello che da anni sta accadendo negli stati capitalisti. Molte imprese industriali e finanziarie sono cresciute talmente che nessun potere statale può stare a guardare il loro tramonto restando inerte. Ecco dunque che ogni Stato interviene con capitali pubblici per finanziare le grandi banche in fallimento. Vediamo quotidianamente situazioni di questo genere: la Fiat, ad esempio, incassa i guadagni ma i debiti e le casse integrazioni degli operai sono a carico dello Stato che poi, ovviamente, ridotto al collasso, non ha i soldi per pagare le pensioni agli italiani. Sta accadendo la stessa cosa in questa crisi economica mondiale in cui gli Stati di mezzo mondo spendono denaro pubblico per salvare le banche dal fallimento affamando la popolazione. In tutto questo gli unici a rimetterci sono i semplici cittadini. La globalizzazione, dunque, ha portato al sorgere di un capitalismo parassitario che intacca gravemente il meccanismo del mercato, cioè quel congegno che permette l’autoregolamentazione del sistema e quindi il suo funzionamento. Ma il danno non si limita qui. L’intervento dello Stato nella sfera economica determina, a sua volta, grosse concentrazioni di capitali che conferiscono a pochi dirigenti un crescente potere economico. In questi dirigenti cresce non solo il potere economico, ma anche quello politico, si viene così a creare quello stretto intreccio fra economia e politica che sta alla base della mafia organizzata. Ma il danno va ancora oltre. Aumentando costantemente ed enormemente la produttività del lavoro, e quindi la quantità di beni da immettere nel mercato, il capitalismo generato da questi colossi è destinato a entrare in una crisi permanente a causa dell’impossibilità di vendere le merci che producono. Continuando su questa strada siamo inevitabilmente destinati a una sovrapproduzione permanente e ad una disoccupazione strutturale. Ecco che l’intervento dello Stato ha l’unico effetto di arricchire pochi a danno della comunità senza tuttavia riuscire a far uscire i mercati dalla crisi globale. Nemmeno gli investimenti sbagliati pagano il prezzo di questa anarchia. Anzi, a coloro che effettuano queste colossali imprese di globalizzazione poco importa che l’operazione sia infruttuosa. Mentre nel Nord-Est l’imprenditore deve necessariamente essere molto accorto in quanto un investimento errato gli fa perdere il bene investito, nelle grandi operazioni industriali e finanziarie della bontà di una operazione non importa a nessuno perché ciò che importa è accumulare capitale contando sul sostegno finanziario dello Stato. Ecco allora che gli equilibri si sconvolgono, le congiunture si prolungano e le devastazioni si moltiplicano. La crisi mondiale di oggi non ha affatto cause esogene, come molti sostengono, il problema non è lo spred o l’abbassamento del costo del petrolio, le cause sono endogene al sistema capitalistico basato sulla globalizzazione che finge di fondarsi sul liberalismo ma che in realtà si basa su rapporti di potere di pochi ai danni di molti. Contrastare la globalizzazione è l’unico sistema per riportare l’economia mondiale a un livello sostenibile di produttività, non solo perché questa è l’unica strada per la sopravvivenza, ma anche perché i soldi che lo Stato amministra sono soldi dei cittadini e unicamente a loro devono essere destinati per creare infrastrutture, per pagare pensioni che non siano da fame, per costruire case, scuole e ospedali.

 

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Posted 11 febbraio 2016 by paolasirigu in category "Scritti Corsari 2.0