dicembre 15 2016

Dialogo sopra un piatto di trippe

Trippe fumanti avvolte da pomodoro aromatizzato e ricoperte da scaglie di grana, salame cotto che amoreggia con burro e cipolla, merlot nerissimo e denso. A Venzone, in una locanda dove si degustano solo piatti friulani, c’è l’ambiente ideale per una discussione filosofica. L’attenzione del cameriere è talmente discreta, tipicamente friulana, da non rovinare l’incontro fra idee e mondi. Non sarebbe meglio, vi chiederete, un serrato confronto filologico, la lettura di un testo o magari la partecipazione ad una conferenza?
Ebbene, no!
Immaginate una fredda giornata di dicembre sulla piazza centrale di un paese ricostruito post terremoto. Osservata dall’alto dalle guglie del campanile del duomo, mi avvio verso la locanda delle trippe rosse accompagnata da una signora in incognito. Honoré de Balzac e Gorge Buchner non avrebbero saputo fare di meglio per trasformare questo incontro in una festa: io scrittrice, amante della storia, e la mia accompagnatrice innamorata di opere dolorose come il Woyzeck, abbiamo pranzato insieme in questo giorno di dicembre e discusso di due visioni opposte, ma per molti versi simili, della vita e del genere umano. Per trattare di massimi sistemi, di cose supreme e umanità, non sempre occorrono trattati accademici o testi narrativi. Un incontro davanti a un piatto di trippa fumante si può trasformare nella più raffinata diatriba riservata a pochi. Ed ecco che le idee aleggiano nell’aria assieme a odori e immagini, mescolandosi con salse e cotture, entusiasmi, stanchezze e stordimenti. Così si dialoga interpellando uomini e racconti, si ride riservando un piatto a Madame Caroline Pétiniaud che siede virtualmente fra noi nei panni di Marcel, tra noi, incuranti del discreto cameriere che guarda sgomento il piatto vuoto. Alle nostre spalle paesaggi montani che proteggono questo luogo semplice. La conversazione, fra un bicchiere di merlot e una fetta di formaggio, prosegue fino a tardi quando oramai il locale è vuoto. Posizioni politiche contro l’utopismo inutile, speranze riposte su una Europa che stenta a guarire da vecchie ferite, cervello degli insetti, primitività della specie umana, scrittori francesi e testi rivoluzionari contro Metternich. Vi sono cose che vanno ben oltre la forma: è quell’orizzonte nascosto all’occhio dei più e che tutti noi possiamo creare a piacimento. Il dialogo sopra un piatto di trippe non è un dialogo e basta, così come la Venere del Botticelli non è un quadro e basta. Dipende solo da noi il senso che gli si dà e, se ci sappiamo fare, ogni contenuto che inventiamo abbellisce la giornata. Infine il caffè e poi uscire per incamminarci fra le montagne avvolte dal profumo intenso di lavanda.
Anche oggi abbiamo trovato un’occasione che ci ha abbellito la vita.

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Posted 15 dicembre 2016 by paolasirigu in category "Pillole di filosofia

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