gennaio 31 2017

Ebbene si, sono una snob

Snob è un termine utilizzato per identificare una categoria di persone che imitano i modi e il modo di vivere di classi sociali superiori, indica un falso aristocratico insomma, un sine nobilitate, di cui la parola snob è l’abbreviazione. Dovendo scandagliare più a fondo la personalità dello snob, possiamo dire che trattasi di creature piuttosto introverse che snobbano, rifuggono, rifiutano i simboli della mediocrità e dell’omologazione. Potrei dire che lo snobismo è una forma necessaria di difesa nell’epoca dell’impero del reality. Nella sua resistenza alla società di massa, lo snob disdegna di mescolarsi alle folle assiepate sulle spiagge, non ama i templi della griffe e, ancora peggio, esibirla. In ambito letterario gli snob costituiscono una specie rara ma di estremo interesse e sono da ricercarsi fra coloro che escono dal coro e che mettono nero su bianco ciò che nessuno oserebbe dire. Penso a Julian Fellowes ma anche a sua moglie: niente è più snob del suo “Passato imperfetto”, ritratto velenosamente nostalgico di un’Inghilterra travolta dal ’68. Penso a “I pappagalli sull’Arno” di Violet Trafusis, l’ho letto d’un fiato calandomi nei problemi di Violet, una vera snob, bella, brava, amante dell’aristocratica Vita Sackville-West che era nel frattempo amata anche da Virginia Wolf. Eh si, perché non si può essere definiti snob se non si cova un po’ di veleno. Se anche voi siete snob e covate un po’ di veleno, tuffatevi nelle gustose e raffinate provocazioni di Harold Acton oppure nelle sanguinarie pagine dei “Fratelli corsi” di Alexandre Dumas. Quello che mi ha fatto comprendere definitivamente di essere una snob è stato Carl Aderhold con “Strage degli imbecilli” con il suo progetto seriale di eliminazione fisica di tutti gli arroganti, i petulanti e gli ottusi abitanti del pianeta, in una parola, degli imbecilli. Il protagonista fa parte di un’umanità sempre più sbeffeggiata dalla razza cafona che invade il mondo. All’improvviso, però, colpa di un gatto sempre invadente, ha una rivelazione: ora basta! E il gatto vola via dalla finestra senza sensi di colpa. E così dopo il gatto e altri animali molesti, si passa quasi per caso agli umani. Via gli imbecilli che imbrattano i muri, via gli automobilisti cafoni, via i furbi che sorpassano nelle code agli sportelli. Aderhold, dunque, è uno snob perché grida al mondo ciò che tutti pensano e nessuno osa dire. Il mite omino parigino di Aderhold tanto ricorda Nannai Murtas del mio romanzo “Nel nome della madre”, mite pure lei, una specie di tenero Giacomo dall’odio nascosto che offre note di sociologia applicata alle sue vittime e riflessioni sulla vita con cui percorriamo insieme la girandola di sdegno e di incazzatura. E’ un vortice di azione omicida che trova una ragione paradossale e condivisa. Il risultato sorprendente è che la lettura trascina in un moto solidale verso l’assassino per un fremito di giustizia. Del resto chi non prova rabbia di fronte a quello che ci punta i fari da dietro in autostrada andando a 200 all’ora? E di fronte all’impiegato del comune sgarbato? E all’anziano petulante e strafottente? E alla portiera impicciona? Non ci viene voglia di una sana vendetta del destino? Nannai fa provare una rabbia ancora più grande verso ogni sopruso e verso tutti coloro che infieriscono sui deboli. Simone Weil e Hannah Arendt ci hanno spiegato quanto fossero banali le radici di umanità che originarono il male supremo inflitto dai nazisti. Quella banalità continua a sopravvivere nelle piccole azioni di sopruso quotidiano e, siccome da quelle in qualche modo bisogna difendersi, proviamo gusto nella lettura della loro soppressione. La portinaia ottusa descritta da Aderhold, ad esempio, arriva a dire che chi uccide un gattino è peggio di Hitler, almeno i nazisti uccidevano gli uomini ma amavano gli animali. Ecco, non è da imbecille dire una cosa del genere? Non desta forse rabbia nello stesso modo in cui proviamo rabbia nel vedere Nannai umiliata e sopraffatta da chi è più forte di lei? Ora l’ho capito, come Aderhold, attraverso la scrittura di un libro, mi sono trasformata in un eroe della giustizia radicale. Evidentemente sono una snob, non vi è alcun dubbio.

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Posted 31 gennaio 2017 by paolasirigu in category "Pillole di filosofia", "Tipi umani

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