gennaio 5 2017

Elogio delle trattorie

Il modo di cucinare negli ultimi anni ha subito una spaventosa degenerazione, penalizzando il tatto e l’olfatto in nome della vista. Basta recarsi in qualche ristorante considerato dai più come “raffinato” per vedere serviti piatti pittoreschi con una non ben definita cacchina al centro circondata di salse colorate alla frutta, il massimo della degenerazione raggiunta da questi cuochi assassini. Volete mettere le trattorie alla vecchia maniera? Sono luoghi dove ci si riappropria del gusto mettendo in tavola tutto ciò che esalta i sensi e i ricordi. Delle semplici patatine fritte da mangiare senza posate oppure, massimo della goduria, una pasta e fagioli per risaltare le percezioni, sono qualcosa di sublime. Lasciamoci andare ai profumi delle trattorie dove le cappe aspiranti funzionano poco, provochiamo il palato dandogli un sussulto con le lievi bollicine di un vino locale e scuotiamo la nostra coscienza con l’assaggio di un dolce fatto in casa che rinnova sensazioni infantili! Solletichiamo il naso con una spolveratina di pepe sugli spaghetti alle vongole, con una goccia di limone sulla cotoletta, con un pizzico di sale sul lesso. Lasciamo infine che le mani si riapproprino del tatto andando a rubare un pezzettino di cibo dal piatto del vicino, così da sentire fra pollice e indice la consistenza di ciò che si trasformerà, di lì ad un attimo, in sublimi alchimie dei sensi.

Una foto pubblicata da Paola Sirigu (@giacomaleoparda) in data:

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Posted 5 gennaio 2017 by paolasirigu in category "Luoghi", "Scatti

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