giugno 12 2009

La giustizia fa schifo

Quando si parla di giustizia si evoca spesso il principio della certezza della pena, però prima ci si potrebbe chiedere se esiste la certezza del processo penale. Perché? In media un processo penale dura 10 anni, se invece sono previsti più capi di imputazione e molti imputati, anche di più. Diciamo che circa il 70% dei processi che vengono portati a giudizio ha una durata massima di prescrizione di sette anni e mezzo. Questo significa che tutta la macchina giudiziaria lavora per la prescrizione. Un imputato che ha soldi e quindi la possibilità di resistere in giudizio, è inutile che acceda a riti abbreviati o patteggiamenti se, andando in dibattimento, può vedere il suo processo evaporare a norma di legge! E poi notifiche sbagliate, abbondanti possibilità di rinvio, impugnazioni automatiche fino alla Cassazione, un giudice del collegio che cambia in corso d’opera e quindi si ricomincia da principio.
E intanto il tempo passa.
L’eccessiva durata del processo è una violazione dell’art. 6 della Convenzione dei Diritti dell’Uomo e l’Italia è il primo Stato nella graduatoria delle condanne inflitte dalla Corte europea di Strasburgo: per queste condanne l’Italia ha pagato e continua a pagare centinaia di milioni di euro. Esaminando la realtà, si assiste ad un desolante quadro di ingiustizie perpetrato ai danni dei cittadini onesti e ad una diffusa tendenza a lasciare impunite azioni criminali a causa del ristagno rovinoso di un sistema giudiziario intoccabile che non dà risposta al bisogno di giustizia che è fondamentale tutela dei diritti della cittadinanza. Basti pensare a come è strutturato in Italia un processo penale. Il procedimento penale inizia con la notizia di reato che può arrivare al Procuratore o tramite Polizia Giudiziaria o tramite querela o esposto da parte di privati cittadini. Dal momento in cui la persona indagata viene iscritta al registro delle notizie di reato, il Pubblico Ministero ha un termine massimo per svolgere le indagini che varia da sei mesi a un anno per i reati più gravi. Tale termine può essere prorogato se le indagini risultano essere particolarmente complesse. Il termine massimo è comunque di 18 mesi o di 2 anni se i reati sono di particolare gravità. Terminate le indagini il procedimento può avere due diversi ed opposti sbocchi:
1) il Pm non ritiene di aver raggiunto sufficienti prove per sostenere l’accusa in giudizio e quindi chiede l’archiviazione del procedimento al GIP che può concordare e quindi disporre l’archiviazione o rimandare al PM per nuove indagini, soprattutto se la parte offesa dal reato esercita il diritto ad opporsi all’archiviazione;
2) il Pm ritiene di avere sufficienti elementi per sostenere l’accusa in giudizio e chiede al GIP il rinvio a giudizio. Se il procedimento è per reati meno gravi e di competenza del giudice monocratico, il giudice emana il decreto che dispone il giudizio e allora il processo comincia. Se, invece, si procede per reati più gravi di competenza del giudice collegiale, il GIP fissa l’udienza preliminare che si svolge davanti all’omonimo giudice (GUP) diverso dal primo perchè non deve già conoscere gli atti del procedimento. Nell’udienza preliminare il Pm presenta le prove assunte che ritiene utili e sufficienti a sostenere l’accusa in giudizio, la difesa può opporsi. Il GUP valuta, non l’innocenza o la colpevolezza dell’imputato, ma solo l’idoneità delle prove raccolte dall’accusa per sostenere il processo con ragionevoli probabilità di giungere alla condanna. Se il GUP non ritiene gli elementi di prove sufficienti pronuncia sentenza di non luogo a procedere. Se invece, come quasi sempre accade, ritiene che il Pm abbia sufficienti elementi per sostenere l’accusa in giudizio, fissa l’udienza di inizio del dibattimento davanti al collegio competente. Durante l’udienza preliminare l’imputato può anche chiedere di essere ammesso a riti alternativi al dibattimento quali il patteggiamento o il rito abbreviato. Solo a questo punto comincia il processo vero e proprio.
Le due parti (accusa e difesa) devono presentare le liste di testimoni almeno 7 giorni prima del processo a pena la decadenza. Altri testi potranno essere citati nel corso del dibattimento solo a prova contraria su circostanze specifiche sulle quali vengono citati testi di controparte o al termine del dibattimento se il giudice li ritiene fondamentali per la formazione del suo convincimento. Il dibattimento si apre con la verifica della regolare costituzione in giudizio delle parti (Pm, difesa e parti offese) e le altre eventuali questioni preliminari (competenza dei giudici etc). Quindi si apre il dibattimento e si procede alla formazione del fascicolo del dibattimento. Infatti il collegio per legge non deve conoscere nulla degli atti di indagine del procedimento. Nel fascicolo del dibattimento (ovvero del collegio) entreranno quindi per legge solo gli atti irripetibili (perquisizioni, sequestri, udienze di incidente probatorio) e quelli provenienti dalle parti sui quali ci sia il consenso di controparte. Quindi si inizia sentendo i testimoni dell’accusa, poi quelli della difesa, ed infine, se vogliono, gli imputati. Al termine del dibattimento il giudice (collegiale o monocratico) pronuncia sentenza di assoluzione o colpevolezza dell’imputato. Sulla sentenza di primo grado può essere presentato ricorso alla Corte di Appello e sulla sentenza di questa ricorso per Cassazione. Accade così che, tra processi, appelli e ricorsi, un processo possa durare anni. In molti civilissimi paesi, come la Svizzera, la Gran Bretagna, gli Stati Uniti, non ci pensano nemmeno a fare tanti processi: uno basta e avanza e solo in alcuni casi c’è la possibilità di un ricorso all’equivalente della nostra Cassazione. Il fatto che i gradi di giudizio siano 3 non significa che i processi sono 3; possono essere di più, anche assai di più. Può avvenire infatti che la Cassazione ravvisi una nullità nel processo di 1° grado (Tribunale) o in quello di 2° grado (Appello); in questi casi il processo deve essere rifatto lì dove è stata commessa la nullità e poi, naturalmente, nuovamente riesaminato nei gradi di giudizio successivi. Nel caso di Adriano Sofri sono stati fatti più di 15 processi. In realtà poi i gradi di giudizio non sono 3 ma 4: esiste infatti l’udienza preliminare nella quale si valuta si ci sono prove sufficienti per fare un processo. E’una cosa un po’difficile da capire: uno pensa che se polizia, carabinieri, guardia di finanza e pubblico ministero hanno raccolto prove contro qualcuno, poi ci vuole un giudice per stabilire se queste prove sono valide e se questo qualcuno deve essere condannato oppure se è tutta fuffa e quel qualcuno è vittima di un complotto o di una serie di deficienti che hanno preso lucciole per lanterne. Invece no, da noi ci vuole un giudice (si chiama GUP, giudice dell’udienza preliminare) che stabilisce se è il caso che un altro giudice faccia un processo e valuti le prove; e come fa a stabilirlo? Beh, è ovvio, valuta le prove pure lui. E per farlo procede ad accertamenti vari, interrogatori, perizie, riconoscimenti di persona, insomma tutto quello che farà il secondo giudice, se il primo (il GUP) decide che si deve fare il processo. Insomma due processi uguali dove il primo serve per stabilire se si deve fare il secondo. La cosa fantastica è che il GUP, prima di mandare il fascicolo al giudice del dibattimento, dà ordine di buttare via tutto quello che è stato fatto fino ad allora in modo che questo giudice non sappia e non capisca niente di quello che è successo e debba ricominciare tutto da capo. Si chiama ”garanzia della terzietà del giudice del dibattimento”, che significa che si dovranno interrogare di nuovo tutti i testimoni, rifare tutte le perizie ecc. Prima dei processi c’è l’indagine: la fanno la polizia, i carabinieri, la guardia di finanza, le ASL, i VV.UU, le dogane, l’ufficio delle imposte, la guardia forestale, l’INPS ecc. e tutta questa gente manda il risultato dell’indagine al pubblico ministero. A lui arrivano anche le denuncie inviate direttamente dai cittadini che si ritengono vittime di reati. Il pubblico ministero guarda tutto, magari nel giro di un annetto o due, così è ovvio che si crea un po’ di arretrato, e poi fa altre indagini anche lui: interroga i testimoni, gli imputati, fa perizie, rogatorie, intercettazioni telefoniche ed ambientali e tante altre cose.
Questa non è giustizia, questa è AZIONE CRIMINALE LEGALIZZATA!

 

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Posted 12 giugno 2009 by paolasirigu in category "Scritti Corsari 2.0