agosto 9 2012

Libero mercato e giustizia sociale

Oggi in Italia il libero mercato non sempre è conciliabile con la giustizia sociale. Il Novecento ha dimostrato l'importanza che le libertà economiche rivestono affinché ciascuno di noi possa davvero essere l'autore della propria vita, su questo non si discute. Questo oggi, tuttavia, è vero solo se si parla di piccole imprese, quelle che nascono su iniziativa di cittadini che investono in denaro e risorse personali, che consentono guadagni se le cose vanno bene e che chiudono se le cose vanno male. Il discorso cambia radicalmente quando le imprese sono colossi perché esperienza insegna che questi finiscono col trasformarsi in macchine mangiasoldi: a causa dei grandi investimenti e soprattutto delle pessime amministrazioni, finiscono per creare immensi debiti nei confronti dei quali lo Stato si sente in obbligo di intervenire per evitare il licenziamento di molti lavoratori. Questa è una enorme ingiustizia sociale. Spiegatemi, infatti, il motivo per cui un cittadino italiano dovrebbe accettare di pagare più tasse per la cassa integrazione di migliaia di operai sapendo che le fabbriche cui lo Stato viene in aiuto intascano i guadagni e fanno ricadere i debiti sui cittadini! In Italia industrie come la Fiat hanno portato più danni che benefici a causa degli immensi finanziamenti statali messi in opera con denaro pubblico. Questo non significa che non devono esistere grandi aziende, ma significa che, quando le grandi aziende non sono più in grado di autofinanziarsi, occorre provvedere ad una statalizzazione dei loro mezzi di produzione. Questo consentirebbe una modalità alternativa di fornitura di servizi basata su incentivi di mercato che porterebbero introiti da far tornare al cittadino sotto forma di buoni-scuola, sanità, trasporti, ecc.  Ovvero, se lo Stato spende soldi pubblici per salvare posti di lavoro, poi deve anche intascare gli utili per reinvestirli dove li ha presi. Per fare in modo che il libero mercato sia conciliabile con la giustizia sociale occorre dunque introdurre forti vincoli ai finanziamenti pubblici delle attività private, altrimenti gli esiti non sono equi e finiscono col tradursi in debito pubblico. L’attuale sistema politico di finanziamenti è invece perverso perché giustificato dalla falsa idea che questo sia a vantaggio dei lavoratori più svantaggiati, in realtà è un vantaggio temporaneo perché mantiene posti di lavoro ma grava la vita delle generazioni future di un debito che non potranno mai saldare. Solo la statalizzazione dei mezzi di produzione porterebbe ad un reale investimento sociale benefico per tutti i cittadini! Non è vero che le diseguaglianze sono giustificate perché vanno a beneficio dei membri più svantaggiati della società, come questo governo vuole farci credere, è vero invece che per far lavorare i padri si massarano i figli! La realtà è che coloro che sono politicamente potenti controllano il gioco economico diventando sempre più ricchi e presentando il conto ai più poveri. Questa è la differenza, e anche predicare, come fanno le associazioni sindacali, di cassa integrazione e salvaguardia dei posti di lavoro senza pretendere la statalizzazione dei mezzi di produzione è ingannevole, come lo è il concetto di libero mercato così com’è inteso oggi. Io non credo che il Presidente del Cosiglio Monti sia così stupido da non saper fare un’analisi che qualsiasi cittadino è in grado di fare anche senza una laurea in economia! E non credo nemmeno siano così sprovvedute le associazioni sindacali che fingono di difendere i lavoratori senza guardare ai loro figli. Siamo ancora e sempre davanti a caste che operano per consolidarsi e che cercano di salvare il Paese salvando prima di tutto loro stesse. 

 

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Posted 9 agosto 2012 by paolasirigu in category "Scritti Corsari 2.0