febbraio 10 2009

L’ipocrisia delle parole

Niente come la parola si presta bene a rappresentare il relativismo delle interpretazioni che l’uomo si dà del mondo reale. Si assiste continuamente a cambiamenti nel modo di descrivere cose, persone e situazioni, come se, attraverso le parole, si volesse cambiarne il contenuto. Ecco che i becchini sono diventati operatori ecologici, si è passati da negro a nero, da alcolizzato ad alcolista, da zoppo a diversamente abile e a scuola la ginnastica si è trasformata in scienze motorie. L’elenco sarebbe lungo. Ma perché cambiare le parole se i concetti non cambiano? Ovvio che i becchini continueranno a trasportare cadaveri e che lo zoppo non vedrà mai il suo zoppicare come una diversa abilità, ma allora cosa mascherano questi cambiamenti? Quando si dice di uno zoppo “diversamente abile” ci si riferisce innegabilmente a qualcosa di molto meno simpatico di ciò che questa descrizione vorrebbe farci intendere! E quando si parla di scienze motorie non si innalza certo a rango di scienza qualcosa che continua ad essere quello che è sempre stato, in qualunque modo lo si voglia chiamare! La realtà è che si vuole mascherare qualcosa che consideriamo poco rispettoso e pensiamo che, cambiando le parole, si possa dare maggiore dignità a qualcosa che continua a restare esattamente quello che è. Insomma, ogni cambio di parola cela una profonda ambiguità ed è spia efficace di quanto l’uomo si mascheri continuamente dietro l’ipocrisia delle parole a seconda dei luoghi, dei tempi e delle convenienze.

 

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Posted 10 febbraio 2009 by paolasirigu in category "Scritti Corsari 2.0