giugno 17 2009

L’ipocrisia dell’integrazione

Il concetto di integrazione esprime un’idea difficile da applicare agli esseri umani che riescono a integrarsi fra loro solo perché plasmati dall’eredità bioculturale e dalla pressione educativa ricevuta fin dalla nascita. E’ impossibile cercare di applicare un generico concetto di integrazione ai popoli, tanto più quando appartengono ad una religione diversa, carica di significati e di valori incompatibili. Per questo una vera integrazione sarebbe possibile solo fra popoli laici, ma nella realtà attuale è un problema irrisolvibile. In queste condizioni il ruolo della politica è fondamentale. Nei paesi come la Germania, dove l’immigrazione è controllata e dove vi è attenzione reale sul problema, fluiscono soggetti con maggiore capacità di integrarsi perché selezionati naturalmente dalla richiesta del mercato del lavoro. L’ottusità presuntuosa della politica italiana favorisce invece un’immigrazione incontrollata. Invece che formalizzare leggi atte a controllare il fenomeno, si è costruito intorno ad esso una rete di parassitismo dai costi sociali immensi e dalla ricaduta bassissima. Non si conta il numero di progetti e iniziative finanziate da enti locali, ministeri, comuni, regioni, governi e comunità europea che vedono, accanto al flusso degli immigrati, un flusso migratorio di denaro pubblico nelle tasche di migliaia di persone che sfruttano la situazione. Tutto questo giova al potere economico e a quello politico, senza distinzione tra quello di destra e quelo di sinistra. La destra pensa di attingere voti facendo leva sull’esasperazione della gente residente, la sinistra guarda a un possibile enorme bacino elettorale formato da extracomunitari. Così tutti vogliono spacciare per integrazione e far passare per normale, etico, legale e ammissibile il fatto che le periferie delle città brulichino di immondezzai trasformati in abitazioni o che le panchine delle piazze diventino salotti di gente ubriaca e drogata che dorme per terra ed usa le fontane pubbliche come doccia o, ancora, che le strade brulichino di puttane extracomunitarie e romene. Si vuole anche spacciare per integrazione il trasferimento di migliaia di euro che provengono dalle tasche dei cittadini verso quelle dei Rom per vedere, in cambio, le proprie case sventrate dai furti. Intanto gli zingari entrano gratis in piscina accompagnati dall’assistente sociale, hanno mense scolastiche e libri gratuiti per i figli e sussidi di ogni genere. Potrebbe anche andar bene, se non fosse che la gente onesta che vive, lavora e magari non arriva alla fine del mese perché percepisce uno stipendio da fame o una pensione da fame, debba farsi carico di mantenere chi vive da parassita. E che dire della gente che è dovuta scappare svendendo le case perché ha visto il proprio quartiere trasformarsi in un centro di smistamento droga? E dei senegalesi che, con la benedizione della legge, vendono merce contraffatta quando i piccoli negozianti sono asfissiati dalle tasse? Per quale recondito motivo un negoziante dovrebbe vendere borse e pagare un mare di tasse quando un senegalese, con un tappeto steso accanto al suo negozio, può vendere borse senza pagare un euro? E’ forse integrazione quest’ipocrisia di accogliere gli immigrati per farli delinquere e per farli odiare dai residenti locali? E’ integrazione prendere l’autobus senza pagare il biglietto? E’ integrazione avere le strade invase da puttane russe e romene? Questo non solo è l’emblema di ciò che diventerà ogni società accordando l’ospitalità senza verificare l’adesione ai valori fondanti della civiltà dei paesi ospitanti, ma dà anche risposta al proliferare di fenomeni di intolleranza da parte dei cittadini residenti che devono subire tutto questo. Il tasso di criminalità degli immigrati irregolari è altissimo, tuttavia vi è un’odiosa strumentalizzazione politica che si esplica nel tentativo di far passare per razzisti coloro che si battono per il controllo dell’immigrazione irregolare. Evidentemente la xenofobia non si fonda affatto su pregiudizi e coloro che fanno propria questa strumentalizzazione dovrebbero farsi un esame di coscienza circa l’inefficienza del sistema che propongono. In definitiva, in Italia il concetto di integrazione è un’ipocrisia che maschera potenti interessi. Quando i capi tollerano tutto questo per guadagnare voti e consensi, c’è da meravigliarsi che la corruzione si estenda a tutto, e che regni l’anarchia perfino nelle stalle?

 

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Posted 17 giugno 2009 by paolasirigu in category "Scritti Corsari 2.0