febbraio 28 2016

Nostalgia

L’idea che si possa pensare intensamente di tornare a casa è antica come il tempo. Questo tema, presente anche nelle opere omeriche, è divenuto saliente nella modernità ed è conosciuto con il nome di “nostalgia”. Nemmeno io sono sfuggita alla crudeltà di questo sentimento e, per tanti anni ho cercato di tornare a casa. Sperimentando di persona, ho potuto soffermarmi più del dovuto su uno dei tanti abbagli che subisce la mente umana e sono arrivata alla conclusione che, a ben riflettere, la nostalgia non sempre è quel sentimento velato di dolcezza come siamo soliti pensarlo, perché può facilmente assumere connotati patologici. Per poter parlare di nostalgia è necessario che il desiderio si prolunghi nel tempo, ma è proprio questo protrarsi nel tempo che conferisce a questo sentimento un carattere fallimentare. Se si avvera il ritorno, infatti, siamo costretti a constatare che luoghi e persone sono cambiati, noi compresi, e ne restiamo profondamente delusi. Che cos’è dunque la nostalgia? Più riflettiamo, più ci accorgiamo che non è affatto una emozione innocua, che non è affatto inoffensiva nella sua vaghezza, ma che il più delle volte crea una memoria distorta che, se protratta oltre il dovuto, porta con sé gravi implicazioni. Imparentata al sentimentalismo, con il passare degli anni finisce col condizionare tutta la struttura della nostra vita, portandoci a idealizzare gli affetti e a collocarli in un tempo di grande purezza e innocenza. Ecco che allora la nostalgia, quanto più dura, tanto più si ammanta di sacralità e tanto più diventa deleteria. La nostalgia che proviene da un nostro ricordo diretto, proiettato ad esempio nell’infanzia, già di per sé distorce i fatti, figuriamoci quale sconvolgimento causa quando si trasforma in un sentimento lasciato in eredità da qualcuno. Ne è un esempio la nostalgia dei palestinesi per la loro vita antecedente al 1948, nostalgia ereditata, dato che in questo caso i ricordi diretti sono ridotti all’osso. Se ci spingiamo ancora oltre nel tempo vediamo che la nostalgia produce effetti catastrofici: ne è un esempio quella degli ebrei per la terra di Israele. Ecco che la nostalgia appare per quella che è, ossia un sentimento pericoloso, subdolo nella sua apparente piacevolezza. Se, dunque, non ci si limita a cullarsi sullo struggimento di un apparente tenero e innocuo sentimento, ma si prova ad andare più a fondo con la ragione, si scopre che la nostalgia è un difetto della memoria e che la memoria umana non ha un’etica. E’ come se nella nostra mente scattasse qualcosa che ci costringe a fermare il tempo e a ricordare. Questo è un limite della memoria, ma è un limite che può essere superato. Se da un lato, infatti, il ricordo è qualcosa che non possiamo controllare volontariamente, si ripresenta e basta, la ragione dovrebbe intervenire conferendoci la capacità di analizzare i fatti in profondità e di gestire i difetti della memoria. Quando questo non accade, se la memoria tiene l’uomo in suo potere, la mancanza di ragionevolezza lo affonda definitivamente.

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Posted 28 febbraio 2016 by paolasirigu in category "Pillole di filosofia