febbraio 15 2014

Perché diciamo NO al canone Rai

E’ dai primi di gennaio che la rai ci martella ricordandoci che scade il termine per il pagamento del canone Rai adducendo la ragione che la televisione è uno strumento particolarmente idoneo alla crescita civile e culturale del Paese. E’ questo il motivo per cui noi tutti dovremmo considerarla un servizio pubblico da sostenere attraverso un canone. La Rai strumento di crescita civile e culturale del paese? Ma stiamo scherzando? Solo un cretino può non essersi accorto che le proposte culturali sono debolissime e presentate a ore improponibili, tipo alle due di notte quando la gente dorme. Solo un cretino può non essersi accorto che quello che interessa alla Rai è il massimo consenso per vendere a caro prezzo spazi pubblicitari. Ecco che allora questo strumento diventa un contenitore spazzatura dove si offrono trasmissioni a ragazzini segaioli che si rimbambiscono guardando la De Filippi e a casalinghe frustrate che, intanto che mescolano il sugo, si asciugano le lacrime guardando telenovelas. Altro che strumento idoneo per la crescita civile e culturale del paese! Ecco allora che il nutrito esercito di coloro che assistono a tanto scempio si sente derubato. Io e tutti quelli che come me non guardano il grande fratello, né amici, né telenovele strappalacrime, siamo indignati e non vogliamo pagare il canone per questa tivvù spazzatura. Chiediamo pertanto che il canone sia fatto pagare solo a coloro che usufruiscono di questo servizio e che le reti Rai siano oscurate a chi non le desidera vedere. Questa imposizione del canone si raffigura come l’ennesimo furto nascosto dietro a tasse, cavilli e quant’altro, tutti pretesti per derubarci in tutti i modi possibili.

dicembre 7 2013

Bill Gates e le regole del successo

“Il mondo se ne frega della vostra autostima”. Esordisce così Bill Gates quando elenca le dieci regole per avere successo. Sono regole di un realismo assoluto e non è un caso se l’autostima viene citata al primo posto. Sono cose che, se si vuole sopravvivere in un mondo complesso, si devono imparare il più velocemente possibile. Potrebbero non piacere perché la vita è spesso dura, ma il mondo se ne frega che a voi queste cose piacciano o no, perché la realtà è così e non prenderne atto potrebbe essere davvero molto pericoloso. Credo che su questo tutti concordino, tuttavia che fa la nostra scuola? Stabilisce un imperativo: insegnare ai ragazzi l’autostima a tutti i costi. Quanto la scuola viva in una realtà che ricorda un ectoplasma informe e sbiadito che sta fuori dal mondo mi pare evidente. Quando un ragazzo è abituato al disimpegno, è svogliato, non studia, non rispetta le regole e primeggia in maleducazione, secondo quale processo mentale la scuola dovrebbe inculcargli l’autostima? Ogni persona di buon senso sa che l’autostima, essendo la consapevolezza delle proprie capacità e del valore della propria persona, diventa un sentire positivo solo quando esiste l’impegno e il rispetto degli altri cui conseguono risultati concreti. L’autostima non è semplicemente una convinzione mentale, ma la conseguenza di un modo di essere. In un ambiente dove l’inettitudine è elevata al rango di valore, dove l’uguaglianza è appiattita sul livello dei più incapaci, come mentire a qualcuno per fargli credere che, anche se è un nullafacente, è una persona di valore di cui dovrebbe andare fiero? Insomma, non può esserci autostima senza il conseguimento di risultati positivi. In Italia la scuola riserva enorme attenzione agli incapaci, spende risorse enormi per fare qualcosa che, invece di trasformare gli incapaci in alunni che lavorano, mira a “coccolare” con atteggiamenti paternalistici le incapacità, rendendole croniche e patetiche. Come? Elargendo voti immeritati e promozioni ridicole e, soprattutto, lanciando questo messaggio: caro figliolo, tu non studi e non hai mai studiato, sei maleducato, ti comporti da bullo con i compagni e manchi di rispetto agli insegnanti, la tua presenza in classe è dannosa oltre ogni dire perché limiti la libertà di apprendimento di tutti, arrivi sistematicamente in ritardo, trascini il livello di preparazione della classe verso il basso, però non devi abbatterti, sei un figo pazzesco, intelligente, sai fare tutto e devi avere profonda stime di te stesso. Naturalmente questi ragazzi non credono minimamente a tali messaggi perché tutto sono tranne che stupidi, anzi, si sentono profondamente presi in giro perché sono i primi a essere consapevoli della loro inettitudine. Questo è il motivo per cui tutte le strategie messe in atto dalla scuola non sortiscono alcun risultato. Cosa dovrebbe fare la scuola invece di perdere tempo nel cercare di inculcare ai ragazzi incapaci qualcosa che non esiste? Far capire, utilizzando ogni strategia possibile, in modo chiaro e forte, che il motto di Bill Gates “Il mondo se ne frega della vostra autostima” è di un realismo assoluto e che l’autostima è una conquista fatta di sacrifici giornalieri a cui seguono piccoli ma costanti risultati. Dovrebbe soprattutto cominciare a insegnare che la scuola è un’anteprima della vita smettendola di proteggere gli incapaci fino al limite del ridicolo.

ottobre 18 2012

Federalismo all’italiana

Il federalismo è certamente qualcosa di realmente desiderabile, lo dimostra il fatto che lo troviamo nei paesi più avanzati. Perché allora in Italia oggi è il simbolo di un fallimento politico di cui stiamo scontando le conseguenze? La risposta è semplice, perché abbiamo calato un contesto politico e teorico straordinario su un popolo che manca dei requisiti per recepirlo. Il tentato federalismo in Italia è stato un insieme di leggi calate dall’altro, accompagnate da un ammasso di statistiche e da una banda di amministratori ladri. Il federalismo possibile è in realtà una strada importantissima ma che presuppone una mentalità illuminata per una organizzazione sociale intelligente a partire dalle autonomie locali. Il movimento federalista incarnato dalla Lega aveva visto giusto, invece a cosa abbiamo assistito? A una realtà occultata da opportunismi, ipocrisie, ruberie, conformismo intellettuale. Bisognerebbe operare una riflessione politica e culturale, porci seriamente la domanda del perché in Italia l’autonomia amministrativa si traduca immancabilmente in una moltiplicazione delle burocrazie e delle ruberie. Eppure il vero federalismo esiste a livello europeo nei paesi più avanzati. Un federalismo che unisce nella libertà contro un decentramento disgregante, particolaristico, meschino. Insomma, ancora una volta le idee intelligenti si trovano a dover fare i conti con la gretta mentalità degli italiani.

ottobre 8 2012

Esami e concorsi rubasoldi

Fino al 2007 c’erano le Ssis, ossia per abilitarsi all’insegnamento un laureato doveva, dopo l’università, iscriversi (pagando) a un corso di due anni durante i quali, attraverso lezioni e un tirocinio nelle classi, gli si insegnava ad insegnare. Le Ssis sono state chiuse e ora c’è il Tfa che è simile alle Ssis ma dura soltanto un anno, al termine del quale si sostiene un esame. Chi lo passa è abilitato all’insegnamento. Per accedere al Tfa occorre fare tre esami, anche questi a pagamento, tanto per fare un po’ di cassa. Il primo è quello somministrato dal ministero, un test con domande a risposta multipla, il secondo è uno scritto organizzato dalle singole università nelle varie città, il terzo è un esame orale. Anche il Tfa, come il Ssis, è un disastro perché i quiz a risposta multipla sono ridicoli e non portano da nessuna parte. Sono chieste le cose più improbabili a cui quasi nessuno sa rispondere e si va per tentativi. Inaffidabile per decidere chi deve e chi non deve diventare insegnante. E’ lampante come questa organizzazione miri solo ed esclusivamente a spillare soldi ai futuri insegnanti ai quali, invece, non vengono chiesti i requisiti fondamentali che dovrebbero avere, ossia saper gestire una classe e conoscere la loro disciplina per essere in grado di parlarne e scriverne con proprietà. Per verificare il possesso di questi requisiti Ssis, Tfa e i quiz a risposta multipla non servono a niente.

 

settembre 17 2012

Ma davvero ogni individuo è degno di rispetto?

In questi giorni, in Francia, è in atto una rivolta sociale scatenata dagli islamici per la pubblicazione di vignette satiriche sull’Islam. E’ solo uno dei tanti episodi cui abbiamo assistito negli ultimi anni e che inevitabilmente induce a qualche riflessione: che dire di chi mette in atto violenze di ogni genere in nome di una cultura che vieta la libertà di stampa? Che dire di chi rispetta l’usanza dell’infibulazione e della lapidazione per adulterio? Viene da chiedersi se si debbano stimare tutte le opinioni e tutti i comportamenti solo nel nome del rispetto degli individui che le nutrono. Viene anche da chiedersi: ma i paesi che ospitano i musulmani devono forse tornare al medioevo e proibire la libera satira per il solo fatto di temere che i suoi ospiti scatenino una rivolta? I paesi occidentali devono forse permettere che i musulmani che qui vivono commettano atti di barbarie infibulando le bambine? Certamente no. Ecco perché, da un punto di vista politico, i paesi dovrebbero mettere in atto regole severe che impongano agli stranieri il rispetto delle regole del paese ospitante, pena l’espulsione. Agli occidentali che vivono nei paesi islamici queste regole sono imposte, perché la stessa cosa non deve accadere qui? Se da un punto di vista politico non ci sono interventi atti a garantire la sicurezza delle persone e la pace sociale, è allora comprensibile che la gente possa maturare l’idea che non tutti i cittadini siano degni di rispetto.

settembre 17 2012

Avvocati in TV

Molte trasmissioni televisive si occupano di omicidi efferati e di persone scomparse ed ecco che arrivano inesorabilmente le interviste con gli avvocati di turno. Ascoltandoli, una domanda ci poniamo ricorrentemente: ma gli avvocati difensori non dovrebbero fare in modo che emerga sempre la verità e in questo cercare le attenuanti per portare a casa la minor pena possibile? Invece no, anche se sanno di difendere un ladro o un assassino, pur di vincere la causa inventano cose assurde con lo scopo di farlo assolvere in un delirio di onnipotenza. Questo è inaccettabile e immorale! Chiedo se gli avvocati, rilasciando o facendo assolvere dei criminali o comunque evidenti colpevoli, si pongano mai il problema della responsabilità che hanno verso le vittime o verso la gente comune e onesta che ha bisogno di giustizia! Evidentemente no. Non si può fare a meno di avere foschi pensieri quando gli avvocati mentono spudoratamente per far assolvere un assassino. Questo comportamento li rende odiosi all’opinione pubblica, complici dell’assassino che difendono e tutto questo con la benedizione della legge che lo consente. Sono essi stessi colpevoli quando fanno assolvere un criminale associato alla mafia! Sono colpevoli quando rallentano i processi per mandarli in prescrizione, sono colpevoli quando amministrano la giustizia del paese più condannato per violazione dei diritti umani! Gli avvocati hanno troppo potere, troppa influenza nel processo, troppa colleganza con i giudici, troppa possibilità di trasformare in prescrizioni quelle che sarebbero loro sconfitte processuali. Su tutto domina il protagonismo mediatico di alcuni e l’ignavia dei più. E addio giustizia. Complici dello scempio sono le cattedre universitarie, sono molti intellettuali, lo è una politica colma di profittatori, ignoranti e colpevoli che si nascondono. Gli avvocati distribuiscono a piene mani un moralismo senza etica e senza anima, capace di trasformare i più zozzi in tribuni negando pure l’evidenza. Iscritti a logge massoniche, amici di uomini della mafia e di politici, intoccabili e incontrollabili, fanno il bello e il cattivo tempo contro la povera gente dimostrando ogni giorno che la giustizia non è affatto uguale per tutti.

agosto 9 2012

Libero mercato e giustizia sociale

Oggi in Italia il libero mercato non sempre è conciliabile con la giustizia sociale. Il Novecento ha dimostrato l'importanza che le libertà economiche rivestono affinché ciascuno di noi possa davvero essere l'autore della propria vita, su questo non si discute. Questo oggi, tuttavia, è vero solo se si parla di piccole imprese, quelle che nascono su iniziativa di cittadini che investono in denaro e risorse personali, che consentono guadagni se le cose vanno bene e che chiudono se le cose vanno male. Il discorso cambia radicalmente quando le imprese sono colossi perché esperienza insegna che questi finiscono col trasformarsi in macchine mangiasoldi: a causa dei grandi investimenti e soprattutto delle pessime amministrazioni, finiscono per creare immensi debiti nei confronti dei quali lo Stato si sente in obbligo di intervenire per evitare il licenziamento di molti lavoratori. Questa è una enorme ingiustizia sociale. Spiegatemi, infatti, il motivo per cui un cittadino italiano dovrebbe accettare di pagare più tasse per la cassa integrazione di migliaia di operai sapendo che le fabbriche cui lo Stato viene in aiuto intascano i guadagni e fanno ricadere i debiti sui cittadini! In Italia industrie come la Fiat hanno portato più danni che benefici a causa degli immensi finanziamenti statali messi in opera con denaro pubblico. Questo non significa che non devono esistere grandi aziende, ma significa che, quando le grandi aziende non sono più in grado di autofinanziarsi, occorre provvedere ad una statalizzazione dei loro mezzi di produzione. Questo consentirebbe una modalità alternativa di fornitura di servizi basata su incentivi di mercato che porterebbero introiti da far tornare al cittadino sotto forma di buoni-scuola, sanità, trasporti, ecc.  Ovvero, se lo Stato spende soldi pubblici per salvare posti di lavoro, poi deve anche intascare gli utili per reinvestirli dove li ha presi. Per fare in modo che il libero mercato sia conciliabile con la giustizia sociale occorre dunque introdurre forti vincoli ai finanziamenti pubblici delle attività private, altrimenti gli esiti non sono equi e finiscono col tradursi in debito pubblico. L’attuale sistema politico di finanziamenti è invece perverso perché giustificato dalla falsa idea che questo sia a vantaggio dei lavoratori più svantaggiati, in realtà è un vantaggio temporaneo perché mantiene posti di lavoro ma grava la vita delle generazioni future di un debito che non potranno mai saldare. Solo la statalizzazione dei mezzi di produzione porterebbe ad un reale investimento sociale benefico per tutti i cittadini! Non è vero che le diseguaglianze sono giustificate perché vanno a beneficio dei membri più svantaggiati della società, come questo governo vuole farci credere, è vero invece che per far lavorare i padri si massarano i figli! La realtà è che coloro che sono politicamente potenti controllano il gioco economico diventando sempre più ricchi e presentando il conto ai più poveri. Questa è la differenza, e anche predicare, come fanno le associazioni sindacali, di cassa integrazione e salvaguardia dei posti di lavoro senza pretendere la statalizzazione dei mezzi di produzione è ingannevole, come lo è il concetto di libero mercato così com’è inteso oggi. Io non credo che il Presidente del Cosiglio Monti sia così stupido da non saper fare un’analisi che qualsiasi cittadino è in grado di fare anche senza una laurea in economia! E non credo nemmeno siano così sprovvedute le associazioni sindacali che fingono di difendere i lavoratori senza guardare ai loro figli. Siamo ancora e sempre davanti a caste che operano per consolidarsi e che cercano di salvare il Paese salvando prima di tutto loro stesse. 

 

giugno 17 2012

Il governo Monti e le banche

Una cosa è certa, chi governa non vuole che si esca dalla crisi perché la crisi fa arricchire potenti lobby. La dimostrazione è più semplice di quanto si possa immaginare e risiede in una questione puramente logistica. Premetto che non ci vuole neppure tanta intelligenza per comprendere che, se si aumentano le tasse e dunque le entrate, la situazione non può migliorare se non si restringe il foro delle uscite. Ve la immaginate una vasca dalla quale esce acqua da un foro del diametro di un metro e un governo che tenta di riempirla con un contagocce? Se volessimo veramente avere davanti lo specchio reale della situazione basterebbe rivolgersi ad esperti di sistemi statistici, qualora fossero interpellati, e questi saprebbero indicarci oltre ogni ragionevole dubbio che quanto stiamo facendo non è sostenibile a nessun livello, né economico, né ambientale, né politico o sociale. Si parla di manovrette da teatrino senza affiancarle con indicazioni che forniscano un quadro globale e soprattutto corretto della situazione e un progetto di risanamento.
 Abbiamo bisogno di dati che consentano di tenere sotto controllo il capitale fisico, umano e naturale e che questi non sia ricercati dimostra che non vi è una reale volontà di risanare il paese per cui assistiamo a misure parziali e politiche sbagliate che stanno mettendo a repentaglio il mondo intero. Il problema è che chi detiene il potere politico ed economico si limita ad imporre programmi di austerity ai paesi più deboli, con lo scopo di creare una non sostenibilità finanziaria in grado di arricchire alcune lobby. I dirigenti bancari si arricchiscono oltre misura alle spalle dei cittadini dei paesi più deboli e intanto la Germania, sulla pelle di questi paesi, sta diventando una potenza. Aver dato la politica italiana in mano alla finanza è stato l’ultimo atto di questo inevitabile declino perché era prevedibile che il Governo Monti facesse le riforme insignificanti che sta facendo proprio perché il suo occhio è sempre attento solo agli interessi delle banche.

marzo 26 2012

Tutti in Cayenna a piantare pepe

Il Fondo Ambiente Italiano ieri ha festeggiato i suoi vent'anni. Puntuale, ecco che il Presidente Napolitano ha fatto il suo bel discorso su quanto questa sia stata una bella invenzione per il nostro paese. Certo, queste cose le deve dire, è stato messo a fare il Presidente della Repubblica per questo, ma mi duole dirlo, sono delle balle invereconde perché, se è vero che la bontà di una iniziativa si vede dai risultati, qui i risultati non ci sono. Per la tutela dell’ambiente non si è stanziato pressoché niente e l’Italia cade a pezzi. Il nostro patrimonio storico-artistico e paesaggistico si sgretola giorno dopo giorno per l’incuria dei politici. Eppure chi si dedica all’ambiente c’è, non solo al parlamento, ma anche il paese più minuscolo ha un suo assessorato all’ambiente. Che ci sta a fare questo esercito di mentecatti? Se ci chiediamo quali siano stati i risultati della loro esistenza ne ravvediamo uno solo: hanno preso un lauto stipendio rubando soldi ai cittadini che nulla hanno avuto in cambio. Per noi, che assistiamo impotenti allo sgretolarsi delle risorse ambientali, questa struttura è stata una delle tante mangiasoldi, uno strumento usato da gente criminale che, per avere consenso elettorale, ha concesso permessi che non si dovrebbero dare. Ecco, caro Presidente Napolitano, invece di proclami vogliamo sentirle dire che chi ruba e chi non svolge il ruolo per il quale è stipendiato, dev'essere mandato in Cayenna a piantare pepe.

marzo 21 2012

Altre inquietanti riforme in arrivo dal Governo Monti

In questo momento è in atto un incontro fra Monti, la Fornero e compagnia cantante per trovare un accordo per la riforma sul mercato del lavoro. Già filtrano le prime notizie e a me tremano le vene ai polsi. Si, perché ogni cosa che si decide in Italia è un insulso, macchinoso, cervellotico compromesso fra un’idea di partenza e le mille voci urlanti che si levano chiedendo ritocchi, smussamenti di angoli, aggiunte e omissioni, tutte modifiche pretese da partiti, clero e sindacati ai quali, oramai lo abbiamo ben capito tutti, poco importa delle sorti degli italiani, ma hanno occhio molto attento sugli umori dell’elettorato. Il resto del mondo guarda sbigottito e incredulo a questo modo di fare e non se ne capacita. Prendiamo l’IMU. E’ una patrimoniale che in tutti i paesi civili si fa guardando a non più di due o tre parametri, ossia localizzazione, età e superficie dell’immobile. In effetti, questa è stata anche in Italia la proposta originaria, qualcosa di semplice, facilmente comprensibile dai cittadini e altrettanto facilmente gestibile dalla burocrazia. E invece no. Ecco che le cornacchie urlanti, il ciuffo della Camusso al vento, i baffi sputacchianti di Bonanni e la numerosa schiera di ladri che invece di stare in galera sta al governo, hanno preteso le modifiche più consone al proprio elettorato. Così l’Imu è diventato un pateracchio incomprensibile fatto di centinaia di cavilli tanto che nessuno ci capisce nulla. Dunque, di base c’è la localizzazione e la superficie dell’immobile, ma ecco le eccezioni, così la prima casa può beneficiare di una detrazione fissa di 200 euro, poi conta il numero dei figli ed ecco altra detrazione di 50 euro per ciascun figlio, però dipende da quanti anni ha, e allora lì tutti a contare gli anni dei teneri virgulti, e poi bisogna vedere se nella casa ci abitano i parenti. Poi ecco gli affitti con aliquote che si alzano o si riducono ma dipende dall’anno e dipende dal Comune che a sua volta interviene con aliquote discrezionali. Insomma un casino inverecondo. Posso solo immaginare cosa questi maledetti stiano partorendo ora sulla riforma del mercato del lavoro. Non oso pensarci. Flessibilità si, però fatta eccezione per questo su volere di tal sindacato e per quell’altro su volere di tal partito e così via. E intanto che le imprese fuggono all’estero perché qui le dissanguano con le tasse, intanto che l’edilizia è a terra perché la mafia se ne è appropriata e perché lo Stato non paga le imprese, intanto che i cervelli fuggono all’estero, intanto che i ricchi sono sempre più ricchi e che al popolo manca solo la tassa sulle mutande, il governo pensa di risolvere tutto con un confuso concetto di flessibilità e con l’apertura domenicale dei negozi. Idioti, se la gente non ha soldi per fare acquisti il lunedì, non li ha nemmeno per fare acquisti la domenica.

dicembre 5 2011

Cara Fornero…

Tutti conosciamo il detto “piangere lacrime di coccodrillo” riferito a chi piange in modo falso dopo aver commesso un atto ignobile. Mai detto calza meglio se riferito alle sue lacrime, signora Fornero! Lei, dopo aver trattato le fasce più deboli della società, quella che ogni paese civile dovrebbe invece proteggere, finge pure lo strazio del cuore. Per un esperto della comunicazione non è poi nemmeno difficile comprendere il messaggio lanciato da quelle lacrime, lacrime che vogliono dirci: cosa volete, sono costretta a massacrarvi, io non lo volevo ma non posso fare altro. Spregevole ipocrisia. In realtà è di vergogna che lei dovrebbe piangere. Ha tassato sempre i soliti mentre alle categorie privilegiate praticamente si è toccato quasi nulla, bruscolini. Si potevano recuperare tantissimi fondi senza intaccare minimamente le tasche degli italiani: tagli ai rimborsi elettorali e ai finanziamenti ai giornali, adeguamento delle pensioni dei politici a quelle di tutti, ridimensionamento degli stipendi dei dirigenti, ritiro delle truppe dalle zone di guerra, soppressione delle province, introduzione dell’Ici per i beni della Chiesa, decretare che chi fa politica non faccia altri lavori, tassare i capitali scudati perchè è ignobile che noi paghiamo le tasse e che i ricchi abbiano i capitali al 5% una tantum! E ancora, lotta all'evasione, risanamento del sud e lotta alla mafia, controllo sulla spesa pubblica e sugli appalti, ecc. Insomma la lista sarebbe infinita. Invece no, come al solito, per colpa sua a pagare sono sempre le fasce più deboli della società. Insomma, cara signora Fornero, le sue lacrime non hanno convinto proprio nessuno perché delle cose immonde che lei ha fatto se ne poteva benissimo fare a meno. Abbia almeno la dignità di non piangere davanti agli onesti cittadini!