agosto 17 2017

Silvya Plath, la ragazza brillante che si suicidò a trent’anni

Chi era veramente Sylvia Plath, la poetessa statunitense morta suicida a soli trent’anni nel 1963? Nonostante la diagnosi di disturbo bipolare, non solo nel 1955 si laureò col massimo dei voti e vinse una borsa di studio per Cambridge, ma restò sempre una ragazza brillante con una sfrenata ambizione di imporsi nel mondo letterario. Sylvia Plath, però, al successo preferì la morte in cucina: sigillò la stanza dei bambini con cura, poi infilò la testa nel forno. La mostra “One Life” alla Smithsonian Gallery di Washington  aperta fino al 20 maggio 2018, merita di essere vista, non solo perché è una bella biografia per immagini, ma soprattutto perché mette in evidenza il singolare temperamento della poetessa. “Come fai ad essere al tempo stesso tante donne diverse per così tante persone, ragazza strana!” si chiede il 22 agosto 1952.

La mostra di Washington nasce grazie ai contributi della Mortimer Rare Book, dello Smith College e dell’Università di Indiana, oltre a quelli dei collezionisti privati. Si possono vedere la macchina da scrivere, il banco di legno che fungeva da scrivania, la ciocca di capelli tenuti insieme da un nastro azzurro che la mamma volle salvare quando le tagliò i capelli per la prima volta. Attraverso gli oggetti quotidiani, gli scatti di famiglia e le istantanee, si delinea la figura di una personalità straordinaria, da un lato solare e brillante, dall’altra cupa per la incapacità di uscire completamente dal buio.

Spread the love


Copyright 2017. All rights reserved.

Posted 17 agosto 2017 by paolasirigu in category "Guide

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.