settembre 13 2015

Strana contraddizione

Mi chiedo come mai tutti i paesi investono sull’arte e sulla cultura e l’Italia, che è il paese più ricco di arte al mondo, non lo sappia fare. Eppure anche in tempo di crisi come quello che stiamo vivendo, nel mondo, se da un lato ci disprezzano come popolo di corrotti e di ladri, dall’altro ci ammirano per l’arte che possediamo. Tuttavia non basta essere depositari di questo sapere, bisogna anche saperlo sfruttare. E’ vero, siamo un popolo dove pullulano i ladri, dove i politici sono corrotti come in nessun altro paese, ma possediamo le testimonianze della cultura che ci ha creati. Questa è l’immagine contraddittoria che lo straniero ha di noi, ci disprezza perché siamo un popolo di corrotti ma allo stesso tempo vede tutta la grandezza dell’antica Roma e del nostro Rinascimento, vede i nostri musicisti, i poeti, i grandi navigatori, i fondatori della scienza galileiana, insomma tutto ciò che ci ha fatti grandi nel mondo. Strana contraddizione. E’ pure una contraddizione il fatto che la cultura, se bene pubblicizzata, può portare denaro, tanto, e che invece, paradossalmente, questo popolo di ladri non ha pensato che anche qui si potrebbe rubare. Come mai? La risposta è fin troppo ovvia: se da un lato faccendieri di ogni sorta sanno rubare su tutto, non lo sanno fare in questo settore perché qui è richiesta intelligenza e cultura. Noi italiani siamo i primi assoluti in una ben poco encomiabile lista. Tutto il mondo la può leggere e stupirsene. È pubblicata nella voce «functional illiteracy» di Wikipedia e dice che il 47 per cento degli italiani ha forti deficienze nella semplice comprensione di un testo. Ancora più allarmante è il fatto che questi numeri salgono nel tempo. Certo, occorre tenere conto che non trattasi del concetto di analfabetismo così come lo si concepiva nel dopoguerra, è qualcosa di diverso! Gli analfabeti di oggi sanno leggere, ma solo tecnicamente, nel senso che per lo più riconoscono i caratteri, peccato che nell’80 per cento dei casi non capiscano quello che leggono e non dispongano di quel minimo di attrezzatura intellettuale utile a orientarsi. Dove può andare il Paese più ricco di opere d’arte del mondo se parte da questa miserevole dotazione di capitale umano?

E la cosa più odiosa è che è noto quanto ogni italiano sappia diventare borioso proprio in ragione del patrimonio artistico del suo paese, e se ne vanta come se la Gioconda l’evesse dipinta lui. Gli italiani, ignoranti come capre, cercano d’impossessarsi delle virtù dei padri mostrando al mondo la loro misera faccia. In poche parole, siamo degli analfabeti seduti sopra un tesoro, sempre di più privi di quegli strumenti di base che ci permetterebbero non solo di capire, ma anche di far fruttare i formidabili talenti che ci circondano. Usiamo il Colosseo come una specie di rotatoria per le automobili, lasciamo che Pompei cada a pezzi, teniamo quadri di valore inestimabile in scantinati umidi e fatiscenti. Ci vuole intelligenza e cultura per comprendere, apprezzare e sfruttare economicamente ciò che possediamo, ma questa intelligenza e questa cultura in Italia proprio non esiste.

 

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Posted 13 settembre 2015 by paolasirigu in category "Scritti Corsari 2.0